Ci sono viaggi che si organizzano per vedere una città e altri che si fanno per vivere un'esperienza. Il nostro viaggio a Praga, dal 7 al 9 ottobre 2026, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Da tempo volevo regalare a Giulio, mio figlio, una prima vacanza tutta nostra. Tre giorni lontani dalla quotidianità, tra passeggiate, merende, tram, qualche piatto tipico e tante piccole scoperte. Ma anche un'occasione per mettermi alla prova come papà, gestendo tutto da solo, senza poter contare sulla mamma.
Non cercavo una vacanza perfetta. Volevo regalargli un ricordo, un'esperienza e un piccolo assaggio del mondo che si trova fuori dalla porta di casa.
Siamo tornati con qualche stanchezza in più, fisica e mentale, ma anche con momenti che difficilmente dimenticheremo.
E forse è proprio questo il bello di partire insieme.
Quando: dal 7 al 9 ottobre 2026.
Durata: tre giorni e due notti.
Con chi: io e Giulio, alla sua prima vacanza solo con papà.
Dove abbiamo dormito: FRANZ by Zeitrum, in appartamento.
Come ci siamo spostati: soprattutto a piedi e in tram, con una salita in funicolare verso Petřín.
Cosa ci è piaciuto di più: i tram, la funicolare, i ponti e il tempo trascorso insieme.
Una piccola delusione: il labirinto degli specchi di Petřín, più piccolo di quanto ci aspettassimo.
Il consiglio da papà: alternare le visite a pause per giocare, mangiare qualcosa e seguire i ritmi del bambino.
La nostra avventura è cominciata in aeroporto, con Giulio che guardava gli aerei attraverso le grandi vetrate. Avevamo scelto Praga anche per una questione pratica. Il volo di andata da Malpensa partiva alle 11:50, mentre quello di ritorno da Praga era previsto alle 13:50: orari comodi per organizzare il viaggio con Giulio.
Il piano, almeno sulla carta, sembrava perfetto. Peccato che il volo di andata abbia accumulato circa un'ora di ritardo.
Per un adulto è soprattutto una seccatura. Per un bambino di quattro anni, invece, aspettare senza sapere bene perché si debba rimanere fermi può diventare una piccola impresa. Distrarlo non è stato semplicissimo, anche se Giulio era molto incuriosito da quello che succedeva fuori: gli aerei in movimento, le operazioni di preparazione e tutto quel mondo aeroportuale che normalmente si osserva per pochi minuti.
L'attesa è stata un po' noiosa, ma faceva parte dell'avventura. E quando si viaggia con un bambino bisogna mettere in conto anche questi momenti: non tutto dipende da noi e non sempre le cose vanno secondo programma.
Finalmente siamo partiti e siamo arrivati a Praga. Per raggiungere l'appartamento avevo prenotato un driver: 800 corone ce le siamo spese volentieri. Giulio era stanco e, almeno all'arrivo, evitare cambi di mezzi e altre complicazioni è stata una scelta azzeccata.
Sistemate le nostre cose in appartamento, siamo usciti subito a piedi per cominciare a scoprire Praga. Giulio era stanco, ma avevamo ancora voglia di fare una prima passeggiata. Al rientro, doccia, cena e finalmente nanna.
Avevo preparato un programma di massima, ma non avevo intenzione di trasformare il viaggio in una gara a chi vede più monumenti. Il nostro obiettivo era goderci Praga, non spuntare tutte le caselle di una lista.
Il centro ci ha colpiti per la pulizia, l'atmosfera e alcuni scorci davvero suggestivi. Il Ponte Carlo, l'Orologio astronomico, le piazze e le strade della città vecchia sono luoghi che meritano di essere visti, ma con Giulio il viaggio aveva una prospettiva diversa.
Mentre io osservavo gli edifici e cercavo di orientarmi, lui aveva altre priorità: fare merenda, guardare i ponti e scoprire quello che succedeva intorno a noi. A pensarci bene, non era poi così sbagliato.
Avevo anche programmato di utilizzare il tram storico numero 23, ma alla fine abbiamo rinunciato: passava troppo di rado per i nostri tempi. Abbiamo preferito camminare e lasciare che la passeggiata prendesse la sua direzione.
In fondo, viaggiare con un bambino significa anche questo: avere un'idea in testa e accettare di cambiarla quando la realtà suggerisce qualcosa di diverso.
La prima giornata ci ha regalato un assaggio della città senza forzature. E anche se Praga è una capitale, con qualche momento di caos nel centro storico, non abbiamo incontrato nulla di tragico da gestire. Bastava procedere con calma, concedersi una pausa e, quando serviva, prendere Giulio in braccio o portarlo in groppa.
La seconda giornata è stata quella che aspettavamo con maggiore curiosità. Dopo colazione, abbiamo preso il tram 9 per raggiungere la funicolare diretta a Petřín.
Siamo arrivati presto e abbiamo trovato la funicolare semivuota. Una scelta azzeccata, perché quando siamo scesi, poco dopo, la coda per salire era diventata lunghissima.
Per Giulio, il tram e la funicolare sono stati probabilmente i mezzi più divertenti di tutta la vacanza. E pensare che, quando si organizza un viaggio, si tende a concentrarsi sui monumenti e sulle attrazioni più famose. Poi basta un tragitto in salita per capire che, agli occhi di un bambino, anche il modo in cui si raggiunge un posto può diventare una delle esperienze più belle.
Una volta in cima abbiamo passeggiato, giocato e visitato il labirinto degli specchi. Qui, lo ammetto, siamo rimasti un po' delusi: ce lo aspettavamo più grande, mentre la visita è stata piuttosto breve.
Abbiamo poi raggiunto la torre panoramica. Anche qui la parte in cima ci è sembrata piuttosto piccola, quindi ci siamo fermati poco prima di scendere e riprendere la nostra passeggiata.
Ma la mattinata non è stata fatta soltanto di attrazioni. Ci siamo fermati a giocare ancora con i sassolini, prendendoci tutto il tempo necessario. Sono quei momenti che rischiano di sembrare insignificanti quando si prepara un itinerario, ma che poi diventano parte del ricordo.
A un certo punto siamo tornati verso la funicolare e siamo scesi, proseguendo a piedi attraverso il parco Kampa in direzione del Ponte Carlo.
Attraversare il Ponte Carlo è stato uno dei momenti più belli della nostra passeggiata. Il panorama mi ha colpito particolarmente, mentre Giulio era incuriosito dal fiume, dai ponti e dalle barche che passavano sotto di noi.
È una delle differenze più interessanti tra visitare una città da soli e tornarci con un bambino: ci si accorge che non tutti guardano le stesse cose. Io potevo soffermarmi sull'architettura e sul panorama, lui osservava soprattutto ciò che si muoveva sull'acqua.
E andava benissimo così.
Abbiamo raggiunto anche la Piazza della Città Vecchia, dove si trova il celebre Orologio astronomico. La piazza era decisamente caotica. L'orologio lo abbiamo visto, ma non siamo mai riusciti a trovarci lì all'ora dello spettacolo.
È rimasto un piccolo rimpianto, ma niente che abbia rovinato la visita. Non tutto deve andare alla perfezione perché un viaggio sia riuscito.
Durante le nostre passeggiate siamo passati anche dalla Piazza San Venceslao e dalla Torre delle Polveri, continuando a esplorare il centro senza imporci tempi troppo rigidi.
Con un bambino piccolo, soprattutto in una zona frequentata come il centro storico, è utile alternare le visite a momenti più leggeri. Una merenda, una sosta, qualche minuto per giocare: spesso è il modo migliore per evitare che una passeggiata interessante per gli adulti diventi troppo lunga per i più piccoli.
E se a un certo punto serve portarlo in groppa, si fa anche quello.
A Praga abbiamo assaggiato diversi cibi, senza trasformare la vacanza in un tour gastronomico. Abbiamo provato l'hot dog, il trdelník, il gulasch, il manzo in salsa e le costine.
Il prosciutto di Praga, invece, è rimasto nella lista delle cose che non siamo riusciti ad assaggiare. Succede: in tre giorni non si può fare tutto, soprattutto quando si viaggia seguendo i ritmi di un bambino.
C'è però un posto che merita una menzione speciale: Zrno Zrnko, una bakery vicinissima al nostro appartamento, proprio dietro e a poca distanza dalla fermata del tram Jindřišská.
Qui abbiamo fatto colazione, ma non soltanto. I cinnamon roll erano davvero notevoli, così come le bevande calde a base di latte che abbiamo provato, tra cui matcha latte e chai latte.
È uno di quei consigli pratici che nascono dall'esperienza diretta: non serve cercare per forza un locale famoso o organizzare una deviazione. A volte basta trovare un posto buono vicino all'alloggio, dove iniziare la giornata con calma e senza complicazioni.
L'ultimo giorno avevamo ancora un piccolo obiettivo: trovare una calamita da portare a casa in regalo alla mamma.
Dopo colazione siamo saliti nuovamente su un tram in direzione del centro storico, per cercare il nostro souvenir. Una cosa semplice, ma che per noi aveva un significato preciso: tornare a casa con un piccolo ricordo anche per chi non era partito con noi.
Poi siamo rientrati in appartamento, abbiamo aspettato il driver prenotato per l'aeroporto e ci siamo preparati al ritorno.
Il volo era previsto alle 13:50 ed è partito in perfetto orario. Prima dell'imbarco, però, ci hanno avvisati di una situazione di overbooking. Non è successo nulla di tragico, ma nell'aria si è creata un po' di tensione. Giulio deve averla percepita, perché si è agitato un po' anche lui.
Ci siamo messi in prima fila, in attesa di salire. Alla fine siamo imbarcati, siamo partiti e siamo arrivati regolarmente in orario.
È stato un ultimo piccolo imprevisto, che si è risolto senza conseguenze. Ma mi ha ricordato quanto i bambini siano sensibili anche al nostro stato d'animo: a volte basta la tensione degli adulti per rendere meno tranquillo un momento che, fino a poco prima, sembrava normale.
Dopo questa esperienza, ecco cosa terrei presente per organizzare un viaggio simile.
Scegliere una sistemazione comoda. Noi abbiamo soggiornato al FRANZ by Zeitrum, in un appartamento con vista sulla strada e sul parco. La stazione era proprio di fronte, ma nonostante la posizione il soggiorno è stato molto tranquillo. La posizione ci è risultata comoda anche per gli spostamenti: avevamo i mezzi pubblici a pochi minuti a piedi e Piazza San Venceslao a circa quindici minuti.
Non programmare ogni minuto. Avevo preparato un itinerario di massima, ma abbiamo adattato tutto ai ritmi di Giulio. È il consiglio più importante che mi sento di dare: meglio vedere qualcosa in meno e vivere bene la giornata, piuttosto che trascinarla fino alla fine.
Alternare visite e momenti di svago. Le attrazioni sono interessanti, ma un bambino piccolo ha bisogno anche di giocare, fermarsi e fare merenda. Non bisogna considerare queste pause tempo perso: sono parte integrante del viaggio.
Usare i mezzi pubblici quando servono. Per acquistare i biglietti ho utilizzato l'app PID. Il primo giorno ho scelto un biglietto breve, mentre il giovedì ho acquistato un titolo da 24 ore che, nella nostra esperienza, comprendeva anche la funicolare. Giulio viaggiava gratuitamente. Prima di partire, è comunque consigliabile verificare le tariffe e le condizioni aggiornate, perché possono cambiare.
Valutare un trasferimento diretto dall'aeroporto. All'andata il driver ci è costato 800 corone. Con Giulio stanco dopo il volo, evitare ulteriori spostamenti è stato un vantaggio concreto.
Scegliere la destinazione anche in base all'età. Praga si può visitare con un bambino piccolo, ma il centro può essere caotico e non tutti i luoghi offrono spazi dedicati ai più piccoli. Se dovessi organizzare un'altra vacanza simile, prenderei in considerazione anche una destinazione con il mare, una spiaggia o più aree pensate per far giocare i bambini.
Noi non abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare: per esempio, abbiamo rinunciato al giro in battello sulla Moldava. Sarebbe stato un'aggiunta piacevole, ma non ne sento la mancanza. Il nostro viaggio aveva già tutto quello di cui avevamo bisogno.
Sono tornato da Praga stanco, fisicamente e mentalmente. Era la mia prima esperienza di qualche giorno completamente da solo con Giulio, e gestire ogni aspetto del viaggio ha richiesto energie e attenzione.
Ma ci sono ricordi che restano, anche quando la vacanza finisce e si torna alla routine. La curiosità di Giulio davanti agli aerei, la felicità di salire sul tram e sulla funicolare, le passeggiate mano nella mano o in groppa, le merende, i giochi con i sassolini e la ricerca della calamita per la mamma.
Praga, per me, non è stata soltanto una città da visitare. Era già entrata nei miei ricordi vent'anni fa, quando l'avevo vista in pieno gennaio, durante cinque giorni di bufera di neve. Tornarci con Giulio è stato come scoprire una città completamente diversa, ma soprattutto viverla con occhi nuovi.
Se un altro papà mi chiedesse se vale la pena partire da solo con un figlio piccolo, risponderei senza esitazioni di sì. Sceglierei forse una destinazione con più spazi per lui, ma rifarei questa esperienza.
Perché non serve aspettare che i bambini siano grandi per cominciare a viaggiare insieme. Serve accettare che i ritmi saranno diversi, che qualcosa andrà storto e che, a volte, si tornerà a casa più stanchi di quando si è partiti.
In cambio, però, ci si porta dietro qualcosa che non si può comprare e che non compare in nessun itinerario: un ricordo tutto nostro.
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