Weekend a Marrakech
Cosa vedere in 3 giorni tra souk, riad e Medina
Cosa vedere in 3 giorni tra souk, riad e Medina
Ci sono viaggi che scegli per rilassarti.
E poi ci sono quelli che scegli perché hai voglia di scoprire qualcosa di completamente diverso da ciò a cui sei abituato.
Per noi, Marrakech è stata proprio questo.
Era il nostro primo viaggio in Marocco e, più in generale, il primo in Africa. Ci attirava l'idea di immergerci in una cultura nuova, passeggiare tra i souk, assaggiare una cucina ricca di spezie, respirare profumi sconosciuti e lasciarci sorprendere da una città che tutti descrivevano come caotica, colorata e affascinante.
Naturalmente non mancava un pizzico di timore.
Ci chiedevamo se saremmo riusciti a orientarci nella Medina, come sarebbe stato il contatto con una cultura così diversa dalla nostra e se Marrakech fosse davvero intensa come tutti raccontavano.
La risposta è arrivata molto prima del previsto.
È bastato mettere piede fuori dall'aeroporto.
E da quel momento abbiamo capito che quel weekend sarebbe stato diverso da qualsiasi altro viaggio fatto fino ad allora.
📅 Periodo
Weekend di 3 giorni - Aprile 2019
✈️ Come arrivare
Volo diretto dall'Italia all'aeroporto di Marrakech-Menara, a pochi chilometri dal centro storico.
🛏️ Dove abbiamo dormito
Dar al Sultan, un riad nel cuore della Medina. Un'oasi di tranquillità immersa nel caos della città, gestita da una proprietaria italiana sempre disponibile e ricca di consigli.
👣 Cosa abbiamo visitato
Medina, souk, Piazza Jemaa el-Fna, hammam tradizionale e i principali scorci del centro storico.
🍽️ Da non perdere
Tajine, tè alla menta, colazione marocchina nel riad e una pausa su una terrazza con vista su Jemaa el-Fna al tramonto.
⭐ Il momento che ricorderemo di più
Osservare dall'alto Jemaa el-Fna mentre, al calare del sole, si trasformava lentamente nel cuore pulsante di Marrakech.
👍 Ideale per...
Chi vuole vivere una cultura completamente diversa dalla nostra, ama i mercati, i colori, i profumi e non si spaventa davanti a un po' di caos.
👎 Meno adatto a...
Chi cerca una vacanza rilassante o fatica ad adattarsi a città molto rumorose, trafficate e intense.
⭐ Il nostro voto
⭐⭐⭐☆☆ (3,5/5)
Marrakech è un caos affascinante che ti mette alla prova,
ma riesce a regalarti emozioni difficili da dimenticare.
Se stai organizzando un weekend a Marrakech in coppia e ti chiedi cosa vedere in tre giorni, questo è il racconto della nostra esperienza tra la Medina, i souk, i riad più suggestivi e alcuni dei luoghi simbolo della città.
Potrebbe interessarti anche il nostro articolo dedicato ai piatti tipici e ai ristoranti che abbiamo provato durante il weekend.
Il primo assaggio di Marrakech è arrivato ancora prima di uscire dall'aeroporto.
La lunga coda ai controlli passaporti ci aveva già fatto capire che qui il tempo scorreva con ritmi completamente diversi da quelli a cui eravamo abituati. Ma era solo l'inizio.
Appena varcate le porte dell'aeroporto ci siamo ritrovati immersi in un mondo completamente nuovo.
Taxi che arrivavano da ogni direzione, clacson continui, persone che parlavano ad alta voce, venditori che cercavano di attirare l'attenzione dei turisti. Per qualche minuto siamo rimasti semplicemente a osservare tutto quello che succedeva intorno a noi.
Poi è arrivata la Medina.
Ed è stato lì che abbiamo avuto la sensazione di entrare davvero in un altro mondo.
Le stradine erano un continuo via vai di persone, scooter che sfrecciavano a pochi centimetri, carretti carichi di merce, biciclette, bancarelle e negozi che sembravano uscire uno dopo l'altro senza alcuna interruzione.
Attraversare una strada era quasi un atto di fede.
Non esistevano i ritmi ordinati a cui siamo abituati in Italia. Bastava fermarsi qualche secondo davanti a una bancarella perché qualcuno fosse già pronto a invitarti a entrare nel proprio negozio o a mostrarti qualche prodotto.
Anche gli odori cambiavano continuamente.
Il profumo intenso delle spezie si mescolava a quello della carne cotta sulle griglie, della frutta fresca, del cuoio lavorato e del tè alla menta preparato nei piccoli locali.
A intervalli regolari, sopra tutto quel caos, arrivava il richiamo del muezzin. Per qualche istante sembrava quasi che la città rallentasse, prima di tornare immediatamente al suo ritmo frenetico.
Per noi, abituati a città completamente diverse, è stato un piccolo shock culturale.
Ma è bastato davvero poco perché quella sensazione di smarrimento lasciasse spazio alla curiosità.
Abbiamo iniziato ad accettare il caos, a seguirne il ritmo e, quasi senza accorgercene, a sentirci parte di quella straordinaria confusione.
È stato proprio in quel momento che abbiamo capito di essere arrivati davvero a Marrakech.
Se c'è una cosa che abbiamo imparato a Marrakech, è che nella Medina non ha molto senso seguire una mappa.
Il bello è proprio lasciarsi trasportare.
Ogni vicolo sembra uguale al precedente, ma basta voltare un angolo per ritrovarsi davanti a una bancarella piena di spezie coloratissime, un artigiano al lavoro o un negozio che vende tappeti, lanterne e oggetti di ogni tipo.
La cosa che ci ha colpito di più è stata la quantità di stimoli.
Profumi intensi, richiami dei commercianti, motorini che sbucano all'improvviso, persone che si incrociano in continuazione. Per i primi minuti ci siamo sentiti completamente spaesati.
Poi, quasi senza accorgercene, abbiamo iniziato a rallentare.
Abbiamo smesso di cercare la strada giusta e abbiamo iniziato semplicemente a osservare.
È stato allora che abbiamo capito che la Medina non si visita.
Si vive.
Uno degli episodi che ricordiamo ancora oggi riguarda Laura.
Mentre passeggiavamo tra i souk, una donna le ha preso la mano con estrema naturalezza e, senza nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo, ha iniziato a disegnarle un tatuaggio all'henné.
Noi pensavamo fosse una semplice dimostrazione.
Lei, evidentemente, aveva idee diverse.
Nel giro di pochi minuti Laura si è ritrovata con un bellissimo tatuaggio... che non aveva mai chiesto.
Alla fine le abbiamo lasciato qualche soldo più per chiudere la situazione che per altro, ma la scena ci ha fatto sorridere per tutto il resto della giornata.
La parte più divertente è arrivata una volta rientrati in riad.
Laura ha iniziato una vera e propria missione per cercare di cancellarlo il prima possibile.
Sapone, acqua, sfregamenti di ogni tipo...
Naturalmente senza alcun risultato.
Ancora oggi, riguardando quella foto, ci viene da ridere pensando a quanto tutto sia successo nel giro di pochissimi secondi.
Dopo qualche ora trascorsa tra i vicoli della Medina, c'era una cosa che aspettavamo sempre con piacere: rientrare al Dar al Sultan.
Fuori c'erano clacson, motorini, venditori e un continuo via vai di persone.
Bastava invece chiudere il portone del riad perché tutto cambiasse.
All'improvviso il rumore spariva, lasciando spazio a un cortile curato, piante, fontane e un'atmosfera rilassata che sembrava appartenere a un'altra città.
È stato uno degli aspetti che ci ha sorpreso di più di Marrakech.
Da fuori i riad sono spesso anonimi, quasi invisibili. Non immagineresti mai cosa si nasconde dietro quei portoni in legno.
E invece basta entrare per ritrovarsi in un piccolo angolo di pace.
Anche la colazione meritava una menzione speciale.
Ogni mattina ci aspettavano pane appena sfornato, marmellate, dolci tipici, spremuta d'arancia e tante specialità marocchine. Era il modo perfetto per iniziare la giornata prima di tuffarsi nuovamente nel caos della città.
Un altro valore aggiunto è stata la proprietaria del riad, un'italiana che ci ha accolto con grande disponibilità e ci ha dato diversi consigli utili su come vivere Marrakech, dai posti dove mangiare fino ai piccoli accorgimenti per muoversi nella Medina.
Sono quei dettagli che non trovi nelle guide, ma che spesso fanno la differenza durante un viaggio.
Alla fine, se dovessimo consigliare un tipo di alloggio a Marrakech, non avremmo dubbi.
Sceglieremmo ancora un riad.
Non solo per la bellezza della struttura, ma perché rappresenta perfettamente il contrasto che rende unica questa città: fuori il caos, dentro una tranquillità quasi inaspettata.
Dopo aver trascorso ore tra il caos della Medina, abbiamo deciso di concederci una delle esperienze più tipiche del Marocco: l'hammam.
Fino a quel momento ne avevamo solo sentito parlare. Sapevamo che non si trattava di una semplice spa, ma di un vero e proprio rituale della tradizione marocchina. Ed era proprio questo che ci incuriosiva.
Appena entrati, il ritmo della città è sembrato rallentare di colpo.
Il brusio della Medina ha lasciato spazio al silenzio, al calore del bagno turco e al profumo del sapone nero. Per un attimo ci siamo dimenticati del traffico, dei souk e della frenesia che avevamo lasciato appena fuori dalla porta.
Dopo il percorso nel bagno turco è arrivato il momento del massaggio.
Ed è stato, senza dubbio, uno dei momenti più rilassanti dell'intero weekend.
Delicato, eseguito con grande calma e senza alcuna fretta, ci ha regalato una piacevole sensazione di benessere che ci siamo portati dietro per il resto della giornata.
È stato il contrasto perfetto con Marrakech.
Fuori una città che corre, ti sorprende e ti mette continuamente alla prova.
Dentro un luogo dove il tempo sembra fermarsi.
Se ci chiedessero un'esperienza da provare almeno una volta durante un viaggio a Marrakech, l'hammam sarebbe sicuramente tra le prime della lista.
Non solo per il trattamento in sé, ma perché permette di vivere una tradizione marocchina autentica, prendendosi anche qualche ora per rallentare.
Se c'è un luogo che rappresenta Marrakech, è senza dubbio Jemaa el-Fna.
Di giorno è già vivace, ma è al calare del sole che si trasforma completamente.
Nel giro di pochi minuti iniziano ad arrivare decine di bancarelle, si accendono le luci, l'aria si riempie del profumo delle griglie e delle spezie e la piazza cambia volto sotto gli occhi dei visitatori.
Per ammirare questo spettacolo abbiamo deciso di salire sulla terrazza di uno dei locali affacciati sulla piazza.
È stata una delle scelte migliori del viaggio.
Dall'alto si osserva Marrakech con un'altra prospettiva. Da una parte il sole che lentamente lascia spazio alla sera, dall'altra la piazza che si anima sempre di più, come se qualcuno avesse improvvisamente acceso un interruttore.
Ci siamo fermati lì per parecchio tempo.
Senza fretta.
A guardare le persone, ascoltare i rumori della città e respirare quell'atmosfera così diversa da qualsiasi altro posto avessimo visitato fino ad allora.
È stato probabilmente il momento in cui abbiamo pensato:
"Ecco, questo è davvero il Marocco."
Naturalmente Jemaa el-Fna non è solo la sua parte più affascinante.
Tra gli artisti di strada si trovano anche incantatori di serpenti e persone che utilizzano scimmiette come attrazione per i turisti. È una realtà che abbiamo preferito osservare da lontano e che, sinceramente, non abbiamo apprezzato.
Fa parte della piazza, ma non del modo in cui ci piace vivere un viaggio.
Nonostante questo, il ricordo che ci portiamo a casa è soprattutto quello del tramonto visto dall'alto.
Una scena che, ancora oggi, è tra le prime che ci vengono in mente quando pensiamo a Marrakech.
Un viaggio a Marrakech non passa solo dagli occhi.
Passa anche dal palato.
Fin dal primo giorno ci siamo resi conto che la cucina marocchina è parte integrante dell'esperienza. Le spezie profumano l'aria dei souk, i tajine cuociono lentamente nei ristoranti e il tè alla menta accompagna praticamente ogni momento della giornata.
Per noi era tutto nuovo.
Abbiamo assaggiato tajine, cous cous, pastilla, dolci tipici e naturalmente l'immancabile tè alla menta. Sapori molto diversi dalla cucina italiana, ma proprio per questo ancora più interessanti da scoprire.
Qualcosa ci ha conquistato subito.
Qualcos'altro ha richiesto un po' più di tempo per essere apprezzato.
Ed è proprio questo il bello di viaggiare: uscire dalle proprie abitudini e lasciarsi sorprendere anche a tavola.
Di una cosa, però, siamo certi.
Se tornassimo a Marrakech, ci siederemmo di nuovo su una terrazza affacciata su Jemaa el-Fna, ordinando un tajine e osservando la piazza trasformarsi con il passare delle ore.
Perché, a volte, il ricordo più bello non è solo quello che hai mangiato.
È il posto in cui l'hai fatto.
👉 Se vuoi scoprire tutti i ristoranti che abbiamo provato, i piatti che ci sono piaciuti di più e quelli che ci hanno convinto meno, trovi tutto nell'articolo dedicato ai nostri consigli golosi su Marrakech.
Le cose che ci hanno convinto meno
Marrakech ci ha affascinati, ma non tutto ci ha lasciato un bel ricordo.
Una delle cose che abbiamo apprezzato meno è stata la presenza di attrazioni che coinvolgono gli animali, come gli incantatori di serpenti o le scimmiette utilizzate per attirare i turisti.
Abbiamo preferito osservare la scena da lontano, senza partecipare. È un tipo di intrattenimento che non ci rappresenta e che, personalmente, avremmo evitato volentieri.
Anche la pulizia di alcune zone della città ci ha lasciato qualche perplessità. Fa parte della realtà di Marrakech e bisogna metterlo in conto, soprattutto se è il primo viaggio in Marocco.
C'è poi un consiglio che ci sentiamo davvero di dare.
Usate sempre acqua in bottiglia, anche per lavarvi i denti.
Noi abbiamo cercato di fare attenzione durante tutto il soggiorno, ma probabilmente non è bastato.
L'ultimo giorno di viaggio lo abbiamo trascorso quasi interamente in camera.
Vomito, diarrea e tanta amarezza per non essere riusciti a goderci fino in fondo le ultime ore a Marrakech.
È stato senza dubbio il momento peggiore del weekend.
Col senno di poi, forse avremmo dovuto essere ancora più scrupolosi.
Non sappiamo con certezza quale sia stata la causa, ma è un episodio che ci ha insegnato quanto sia importante prestare attenzione anche ai piccoli dettagli quando si viaggia in Paesi con abitudini diverse dalle nostre.
Detto questo, sarebbe ingiusto lasciare che quest'ultimo episodio definisse l'intero viaggio.
Perché Marrakech ci ha regalato molto di più.
E, ancora oggi, quando ripensiamo a quel weekend, la prima immagine che ci viene in mente non è quella dell'ultimo giorno.
È il tramonto su Jemaa el-Fna.
Nonostante qualche difficoltà e un ultimo giorno decisamente da dimenticare, la risposta è... sì.
Anzi, forse oggi vivremmo Marrakech in modo ancora diverso.
Non correremmo per vedere tutto.
Ci prenderemmo più tempo.
Torneremmo a perderci senza una meta tra i vicoli della Medina, assaggeremmo ancora una volta un tajine affacciati su Jemaa el-Fna e ci concederemmo un altro pomeriggio di relax in un hammam.
Sapremmo già cosa aspettarci.
Il caos non ci spaventerebbe più.
I venditori insistenti ci farebbero sorridere.
E probabilmente riusciremmo ad apprezzare ancora di più quella miscela di colori, profumi e tradizioni che rende Marrakech così diversa da qualsiasi altra città.
C'è solo una cosa che questa volta non dimenticheremmo mai.
L'acqua.
Solo dalla bottiglia.
Anche per lavarci i denti.
Marrakech non è una città che cerca di conquistarti con la perfezione.
Anzi.
A volte ti mette alla prova.
Ti disorienta.
Ti costringe a uscire dalla tua zona di comfort.
Ma è proprio questo il suo fascino.
È una città che non si limita a farsi visitare.
Si lascia vivere.
E, quando torni a casa, ti accorgi che non ricordi solo i monumenti o le piazze.
Ricordi il profumo delle spezie.
Il silenzio del riad.
La chiamata alla preghiera che scandiva le giornate.
La vista di Jemaa el-Fna al tramonto.
E perfino quel tatuaggio all'henné comparso all'improvviso sulla mano di Laura.
Per noi Marrakech resterà sempre il ricordo di un viaggio intenso, sorprendente e completamente diverso da tutti quelli fatti fino a quel momento.
⭐⭐⭐☆☆ (3,5/5)
Un caos affascinante, capace di metterti alla prova e, allo stesso tempo,
di lasciarti qualcosa che difficilmente dimenticherai.
In questo articolo abbiamo voluto raccontare solo un assaggio della cucina marocchina. Se vuoi scoprire tutti i locali che abbiamo provato, i piatti che ci sono piaciuti di più e qualche consiglio pratico, trovi tutto nella nostra guida gastronomica.