Due settimane in Sicilia.
Il viaggio che ci ha fatto venire il "mal di Sicilia"
Ci sono viaggi che finiscono nel momento in cui si rientra a casa. Si scaricano le valigie, si riguardano le fotografie e, dopo qualche giorno, tutto torna alla normalità.
E poi ci sono viaggi che continuano a farsi sentire anche molto tempo dopo.
Per noi, la Sicilia è stata uno di quelli.
Eravamo partiti con l'idea di concederci due settimane di mare e relax, alternando spiagge, piccoli borghi e qualche città. Avevamo deciso di non inseguire ogni angolo dell'isola, ma di viverla con calma, scegliendo tre basi: Giardini Naxos, Cefalù e San Vito Lo Capo.
Col senno di poi, è stata una delle decisioni migliori del viaggio.
Ci ha permesso di scoprire una Sicilia molto diversa da quella che immaginavamo. Una Sicilia fatta certamente di mare cristallino, tramonti spettacolari e paesaggi incredibili, ma anche di persone, profumi e sapori che ancora oggi ricordiamo con un sorriso.
Perché, diciamolo subito, in Sicilia non si va solo per vedere dei posti meravigliosi.
Si va anche per mangiare.
E su questo l'isola non ci ha deluso nemmeno una volta.
Tra granite con la brioche, pesce appena pescato, cous cous, cannoli e infinite specialità locali, ogni tappa aveva un sapore diverso e ogni cena diventava parte integrante del viaggio.
Ripensando oggi a quelle due settimane, però, ci rendiamo conto che i ricordi più belli non sono solo quelli legati ai luoghi.
Sono gli incontri fatti quasi per caso, le chiacchiere con la gente del posto, un consiglio ricevuto da uno sconosciuto, un tramonto condiviso sul mare o una serata passata tra musica e profumo di cous cous.
Sono quei piccoli momenti che nessuna guida può programmare e che, forse, rappresentano la parte più autentica di un viaggio.
Ancora oggi, quando qualcuno ci chiede quale sia stata una delle vacanze che ci è rimasta più nel cuore, la risposta arriva quasi sempre senza pensarci:
la Sicilia.
E se dovessimo spiegare il motivo con una sola frase, probabilmente diremmo che siamo tornati a casa con quello che molti chiamano, semplicemente, "mal di Sicilia".
"Due settimane non sono bastate per conoscere tutta la Sicilia, ma sono state sufficienti per farcene innamorare."
📅 Durata: 14 giorni
✈️ Periodo: Settembre 2017
🚗 Come ci siamo spostati: Auto a noleggio per tutta la durata del viaggio.
🏨 Le nostre basi:
Giardini Naxos
Cefalù
San Vito Lo Capo
📍 Le tappe principali:
Giardini Naxos, Cefalù, Erice, Riserva dello Zingaro, Macari, Cous Cous Fest e, naturalmente, le splendide spiagge di San Vito Lo Capo.
🍴 Cosa ricorderemo di più:
Le granite con la brioche, il pesce freschissimo, il cous cous, lo street food palermitano e l'incredibile ospitalità dei siciliani.
💙 Il ricordo più bello:
È difficile sceglierne uno. Se il mare ci ha lasciato senza parole, sono state soprattutto le persone incontrate lungo il viaggio a farci innamorare della Sicilia.
⭐ Lo rifaremmo?
Assolutamente sì. Anzi, probabilmente dedicheremmo ancora più tempo alla parte occidentale dell'isola.
Tre basi, oltre 1.000 chilometri percorsi e un'infinità di ricordi che ancora oggi ci fanno venire voglia di tornare.
Prima tappa: Giardini Naxos, dove tutto è cominciato
Dopo l'atterraggio in Sicilia, a Catania, abbiamo ritirato l'auto a noleggio e ci siamo diretti verso Giardini Naxos, la nostra prima base del viaggio.
C'era solo un piccolo problema. Erano mesi che in quella zona della Sicilia non pioveva. Naturalmente, il giorno del nostro arrivo, abbiamo deciso di portare noi un bel nubifragio. Per qualche ora il mare ha lasciato spazio agli ombrelli e ai temporali, ma è bastato aspettare un po' perché il sole tornasse a fare quello che gli riesce meglio da queste parti: regalarci due settimane di splendide giornate.
L'avevamo scelta soprattutto per la sua posizione strategica. Da qui avremmo potuto raggiungere facilmente alcune delle località più famose della costa orientale, senza però rinunciare a qualche giornata di mare e di relax.
Fin dai primi chilometri abbiamo capito che la Sicilia sarebbe stata diversa da qualsiasi altro posto visitato fino a quel momento. I paesaggi cambiavano continuamente, passando dal mare alle montagne nel giro di pochi minuti, mentre lungo la strada iniziavano già a comparire profumi e colori che ci avrebbero accompagnato per tutta la vacanza.
Giardini Naxos ci ha accolto con un lungomare vivace, spiagge affollate e tantissimi ristoranti dove il pesce sembrava essere arrivato direttamente dalle barche.
Ed è proprio qui che abbiamo iniziato a capire un'altra cosa.
In Sicilia sarebbe stato praticamente impossibile mangiare male.
Ogni sera finivamo per sederci a tavola con la curiosità di assaggiare qualcosa di nuovo: antipasti di mare, pesce freschissimo e i primi immancabili dolci siciliani. Era solo l'inizio del viaggio, ma la cucina dell'isola aveva già iniziato a conquistarci.
Durante il soggiorno a Giardini Naxos abbiamo anche partecipato al matrimonio di alcuni amici a Taormina. In realtà della città abbiamo visto pochissimo, giusto il tempo della cerimonia e della cena, ma è stata comunque una parentesi speciale all'interno della vacanza.
Per il resto ci siamo lasciati guidare da un ritmo decisamente più rilassato: lunghe passeggiate sul mare, tramonti spettacolari e la sensazione, giorno dopo giorno, di aver scelto il posto giusto per iniziare queste due settimane siciliane.
Il nostro viaggio in Sicilia è iniziato da Giardini Naxos, tra mare, ottime cene e i primi tramonti che ci hanno fatto capire di essere nel posto giusto.
Verso Cefalù... seguendo la scorciatoia
(che forse era meglio evitare)
Dopo i primi giorni trascorsi a Giardini Naxos era arrivato il momento di spostarci verso Cefalù.
Come ogni bravo turista moderno, ci siamo affidati completamente al navigatore. A un certo punto, però, Google Maps ha deciso di proporci una scorciatoia per evitare l'autostrada.
E noi, senza pensarci troppo, abbiamo accettato.
Dopo pochi chilometri abbiamo iniziato a capire che forse non era stata una grande idea.
L'asfalto ha lasciato spazio a una strada sempre più stretta, ripida e tortuosa, immersa nell'entroterra siciliano. Ogni curva sembrava più improbabile della precedente e iniziavamo a chiederci se fossimo davvero sulla strada giusta.
Poi è arrivata la scena che ancora oggi ricordiamo ridendo.
In mezzo alla carreggiata sono comparsi alcuni maialini neri siciliani, completamente liberi, che passeggiavano tranquilli come se quella fosse casa loro. E in effetti lo era.
Tra una risata e un po' di apprensione siamo riusciti ad arrivare fino a Cefalù, con la sensazione di aver scoperto una Sicilia molto più autentica di quella che si vede nelle cartoline.
E, come spesso accade dopo un viaggio movimentato, la prima cosa che abbiamo fatto è stata cercare qualcosa da mangiare.
Qui abbiamo iniziato a scoprire davvero lo street food siciliano. Quella sera Cfalù sarebbe diventato il Sicilian Street Food. Per tutto il paese c'erano arancine, pane e panelle, sfincione, rosticceria... ogni bancone sembrava invitarci ad assaggiare qualcosa di nuovo. Avevamo ancora davanti dieci giorni di vacanza, ma avevamo già capito che il problema non sarebbe stato scegliere cosa mangiare.
Sarebbe stato riuscire a fermarsi!
Se fino a quel momento ci stavamo innamorando della Sicilia, è a San Vito Lo Capo che abbiamo capito perché, ancora oggi, continuiamo a parlarne con nostalgia.
San Vito Lo Capo: il posto che ci ha fatto innamorare della Sicilia
Sulla strada verso San Vito Lo Capo
Dopo Cefalù siamo ripartiti verso quella che sarebbe stata la nostra ultima base del viaggio: San Vito Lo Capo.
Non sapevamo ancora che sarebbe diventata anche quella che ci sarebbe rimasta più nel cuore.
Già arrivando si intuiva che l'atmosfera fosse diversa. La grande spiaggia di sabbia chiarissima, il mare dai colori caraibici e il profilo del Monte Monaco sullo sfondo creavano uno scenario che difficilmente dimenticheremo.
I giorni, improvvisamente, hanno iniziato a rallentare.
La mattina il mare, il pomeriggio qualche escursione nei dintorni e la sera il paese che si riempiva di persone, profumi e musica.
Era settembre e San Vito Lo Capo stava vivendo uno degli appuntamenti più importanti dell'anno: il Cous Cous Fest.
Noi ci siamo capitati quasi per caso.
Ed è stata una delle sorprese più belle di tutta la vacanza.
Le piazze erano piene di stand gastronomici provenienti da tanti Paesi del mondo, chef che cucinavano dal vivo, concerti, spettacoli e tantissima gente.
L'aria profumava continuamente di spezie, pesce e cous cous.
Era impossibile non lasciarsi coinvolgere.
Ci siamo ritrovati a girare tra gli stand senza una meta precisa, assaggiando quello che ci ispirava di più e vivendo quell'atmosfera di festa che sembrava abbracciare tutto il paese.
È stato in quei giorni che abbiamo iniziato a capire davvero perché tante persone tornano a San Vito Lo Capo anno dopo anno.
Non è soltanto il mare.
È l'atmosfera.
Ogni sera il paese si animava con concerti e spettacoli che rendevano ancora più speciale l'atmosfera del festival.
Passeggiare tra gli stand era una tentazione continua: impossibile resistere alla voglia di assaggiare qualcosa di nuovo.
Qui tutte le specialità di tonno di Billeci.
Tra Macari e la Riserva dello Zingaro.
La Sicilia delle cartoline (ma vera)
Se San Vito Lo Capo ci aveva conquistati con la sua spiaggia, i dintorni ci hanno fatto innamorare definitivamente.
Ogni giorno prendevamo l'auto senza un programma preciso, seguendo la costa e fermandoci ogni volta che un panorama ci costringeva a rallentare.
Uno dei posti che ricordiamo con più piacere è Macari.
Ancora oggi, quando vediamo una fotografia della sua baia, ci sembra impossibile che quei colori siano reali. L'acqua passava dal turchese al blu intenso nel giro di pochi metri e il contrasto con la vegetazione mediterranea rendeva il paesaggio quasi perfetto.
Poco distante ci aspettava un'altra meraviglia: la Riserva Naturale dello Zingaro.
Uno dei panorami più belli dell'intero viaggio.
Acqua trasparente, rocce bianche e natura incontaminata: difficile chiedere di più.
La Riserva dello Zingaro regala scorci spettacolari sia a piedi che dal mare.
La Riserva dello Zingaro regala scorci spettacolari sia a piedi che dal mare.
Ci siamo incamminati lungo i sentieri con il sole che picchiava forte, ma ogni fatica veniva ripagata da panorami sempre diversi. Baie nascoste, scogliere a picco sul mare e un'acqua così limpida da invogliare a fermarsi a ogni caletta.
Non è una passeggiata da affrontare di corsa.
Anzi, il consiglio è proprio quello di prendersi il proprio tempo, portare tanta acqua e godersi ogni scorcio senza l'ansia di arrivare subito alla meta.
Per noi è stata una delle giornate più belle di tutto il viaggio.
Quelle in cui ti rendi conto che la Sicilia non è fatta solo di spiagge famose, ma anche di angoli selvaggi che riescono ancora a sorprenderti.
Se dovessimo spiegare a qualcuno perché ci è piaciuta così tanto la Sicilia, probabilmente parleremmo del mare, dei paesaggi e delle persone.
Ma, subito dopo, parleremmo del cibo.
In Sicilia ogni pasto diventa un'esperienza. Non importa che si tratti di un ristorante vista mare, di una friggitoria o di un piccolo chiosco nel centro storico: ogni occasione è buona per assaggiare qualcosa di nuovo.
E noi ci siamo impegnati parecchio.
A Cefalù è stato amore a prima vista con lo street food. Passeggiando tra i vicoli del centro sembrava quasi impossibile fare dieci metri senza essere tentati da una nuova specialità. Arancine, pane e panelle, stigghiole, pesce fritto, pani câ meusa... ogni bancone raccontava un pezzo della tradizione siciliana e noi non ci siamo fatti pregare.
Ancora oggi ricordiamo Cefalù come una gigantesca tavola all'aperto, dove passeggiare e mangiare sembravano due attività inseparabili.
Naturalmente non potevano mancare le granite con la brioche, che in Sicilia sono molto più di una semplice colazione. Ne abbiamo provate diverse – al caffè con panna, alla mandorla, al pistacchio e al limone – e scegliere la migliore è praticamente impossibile. Ognuna aveva una personalità diversa, ma tutte avevano una cosa in comune: una volta finita la prima, veniva subito voglia della seconda.
Anche il pesce ci ha conquistati fin dal primo giorno. Freschissimo, cucinato in modo semplice e capace di esaltare i sapori del mare senza bisogno di grandi elaborazioni. Ogni cena diventava un piccolo rito e ogni ristorante ci lasciava la curiosità di scoprire quello successivo.
Poi è arrivato San Vito Lo Capo, dove il protagonista assoluto non poteva che essere il cous cous.
Durante il Cous Cous Fest abbiamo avuto la possibilità di assaggiarne diverse interpretazioni, preparate da chef provenienti da Paesi e culture differenti. È stato sorprendente vedere come un piatto così semplice potesse cambiare completamente gusto, profumo e consistenza a seconda della tradizione di chi lo cucinava.
Se c'è una cosa che ci ha insegnato questo viaggio è che in Sicilia non si mangia soltanto bene.
Si mangia con calma.
Ci si siede a tavola senza guardare l'orologio, si chiacchiera, si condivide e ci si gode ogni piatto.
Ed è forse proprio questo il segreto che rende la cucina siciliana così speciale.
A Cefalù ci siamo lasciati guidare dall'istinto: ogni vicolo nascondeva una nuova specialità siciliana da assaggiare
Granita e brioche: una colazione che in Sicilia è quasi un rito e che ci ha conquistati fin dal primo assaggio.
Il Cous Cous Fest è stata l'occasione perfetta per scoprire quante interpretazioni può avere uno dei piatti simbolo di San Vito Lo Capo.
Granita e brioche: una colazione che ci ha conquistati fin dal primo assaggio.
Durante la finale siamo stati anche giudici
Tra tutti i ricordi che ci portiamo a casa dalla Sicilia ce n'è uno che, ancora oggi, raccontiamo sorridendo.
Una sera, rientrati in camera dopo una giornata trascorsa tra mare ed escursioni, Laura aveva deciso di stirare un vestito con il piccolo ferro da stiro da viaggio che si era portata da casa. Finito di usarlo, lo aveva staccato dalla corrente e appoggiato sul letto, dimenticandosi però di un piccolo dettaglio: era ancora rovente.
Qualche minuto dopo, senza pensarci minimamente, si è lasciata cadere sul letto.
Purtroppo proprio sopra il ferro da stiro!
Il risultato è stata una bella ustione sul braccio.
Preoccupati, siamo corsi nella farmacia del paese. La risposta, però, non è stata particolarmente incoraggiante: ormai la scottatura c'era e non restava che aspettare che guarisse.
Sembrava finita lì.
Invece, quella sera, un anziano del posto ci fermò fuori dalla farmacia e, dopo aver ascoltato la nostra disavventura, ci consigliò un rimedio tanto semplice quanto inaspettato.
«Mettetele una foglia di aloe tutta la notte.»
Non avevamo molto da perdere, così seguimmo il suo consiglio.
La mattina successiva la foglia sembrava completamente svuotata, come se il gel fosse stato assorbito dalla pelle. A dire il vero il braccio non ci sembrava molto diverso dal giorno prima e non ci aspettavamo grandi cambiamenti.
E invece, con il passare delle settimane, la scottatura è guarita completamente senza lasciare alcun segno.
Coincidenza? Merito dell'aloe? Non lo sapremo mai con certezza.
Una cosa però è sicura.
Da quel viaggio in casa nostra non manca mai un gel di aloe puro.
Ed è uno di quei piccoli ricordi che, ogni volta che lo usiamo, ci riportano immediatamente in Sicilia.
Ogni viaggio lascia qualcosa.
Ci sono quelli di cui ricordi soprattutto un monumento, una spiaggia o un panorama. E poi ci sono quelli che continuano a riaffiorare nella quotidianità, magari davanti a un piatto, a una fotografia o a un semplice profumo.
Per noi la Sicilia è stata proprio così.
Ogni tanto ci capita ancora di parlare di quelle due settimane. Di quella strada improbabile tra le montagne dell'entroterra, dei maialini neri incontrati per caso, delle granite con la brioche mangiate senza sensi di colpa, delle serate al Cous Cous Fest, della Riserva dello Zingaro, del mare di Macari e perfino di quel ferro da stiro che ha rischiato di rovinare una vacanza trasformandosi invece in uno degli aneddoti che raccontiamo più spesso.
Ma, soprattutto, ricordiamo le persone.
La disponibilità di chi ci ha accolto, la gentilezza di chi ci ha dato un consiglio senza chiedere nulla in cambio, la sensazione di sentirci a nostro agio anche in un posto che, fino a pochi giorni prima, ci era completamente sconosciuto.
È difficile spiegare cosa significhi davvero il mal di Sicilia.
Per noi non è la nostalgia di una spiaggia o di un piatto in particolare.
È la voglia di tornare a vivere quell'atmosfera, quei ritmi e quell'ospitalità che abbiamo trovato in ogni tappa del viaggio.
Se dovessimo organizzarlo oggi cambieremmo qualcosa. Probabilmente aggiungeremmo qualche tappa intermedia e ci prenderemmo ancora più tempo per esplorare l'isola.
Ma una cosa la rifaremmo identica.
Torneremmo a San Vito Lo Capo.
Perché è lì che abbiamo lasciato un piccolo pezzo di cuore.
E, forse, è proprio per questo che, ogni volta che sentiamo parlare della Sicilia, ci viene spontaneo pensare:
"Prima o poi ci torniamo."
Non è stata solo una vacanza. È stato uno di quei viaggi che, ancora oggi, ci fanno venire voglia di tornare.
Nella Riserva
Tornando dalla spiaggia di Macari
La Sicilia è una terra che riesce a sorprenderti ogni giorno. Non solo per il mare cristallino, i borghi ricchi di storia o una cucina che, sinceramente, ci manca ancora oggi. Quello che ci ha colpito di più è stata l'umanità delle persone incontrate lungo il viaggio e quella sensazione di sentirsi accolti ovunque.
Se state organizzando una vacanza di due settimane, il nostro consiglio è di non cercare di vedere tutta l'isola. Scegliete poche basi, prendetevi il tempo per viverle e lasciate spazio anche all'improvvisazione. Alcuni dei ricordi più belli nascono proprio quando si esce dall'itinerario programmato.
Noi siamo tornati a casa con una certezza.
In Sicilia non abbiamo lasciato soltanto qualche giorno di ferie.
Ancora oggi, quando qualcuno ci chiede quale sia stata una delle vacanze che ci è rimasta più nel cuore, non dobbiamo pensarci molto.
La risposta è sempre la stessa.
Sicilia.
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