Una giornata a Leolandia con bambini
La nostra esperienza (e perché ci siamo tornati)
La nostra esperienza (e perché ci siamo tornati)
Ci sono posti che, una volta tornati a casa, fanno nascere una domanda quasi inevitabile: "Ci torneremo?".
Per noi, Leolandia è stato uno di questi.
La nostra prima visita risale all'estate del 2025. Giulio aveva tre anni, Laura era in attesa di Cecilia e volevamo trascorrere una giornata diversa dal solito, senza affrontare lunghi viaggi o organizzazioni complicate. Cercavamo un parco davvero pensato per i bambini piccoli e Leolandia sembrava la scelta giusta.
Alla fine della giornata siamo ripartiti stanchi, accaldati, ma con la sensazione di aver trovato un posto in cui saremmo tornati volentieri.
E infatti, un anno dopo, eccoci di nuovo qui.
Siamo arrivati all'apertura del parco, una scelta che ci sentiamo di consigliare a chiunque. Le prime ore sono quelle più tranquille e permettono di vivere le attrazioni con molta più calma.
Fin dall'ingresso si capisce subito quale sia la filosofia di Leolandia: qui tutto è pensato per i bambini. Le giostre non vogliono impressionare gli adulti con velocità o adrenalina, ma regalare ai più piccoli la soddisfazione di poter fare quasi tutto.
Ed è proprio questo che ha colpito anche noi.
Per un bambino di tre anni sentirsi dire continuamente "puoi salire" invece di "sei ancora troppo piccolo" fa una differenza enorme.
Giulio era entusiasta e noi ci siamo limitati a seguirlo, lasciando che fosse lui a scegliere il ritmo della giornata.
Una delle cose che ci è piaciuta di più è stata la varietà delle attrazioni.
Il trenino è stato uno dei primi giochi che abbiamo provato e si è rivelato perfetto per iniziare la giornata con calma.
Ci è piaciuto anche il battello, che permette di rilassarsi qualche minuto osservando il parco da una prospettiva diversa, e alcune giostre più tranquille dove tutta la famiglia può divertirsi insieme.
Leolandia ha un grande pregio: non serve correre continuamente da un'attrazione all'altra. Ci sono tanti piccoli angoli dove fermarsi, osservare, fare una pausa o semplicemente lasciare che i bambini si godano ogni esperienza senza fretta.
È un ritmo che abbiamo apprezzato molto.
Se dovessimo scegliere il momento più emozionante della giornata, non avremmo dubbi.
L'incontro con Bluey e Bingo.
Per un adulto può sembrare solo uno spettacolo o una foto ricordo. Per un bambino di tre anni è qualcosa di completamente diverso.
Vedere i propri personaggi preferiti prendere vita davanti ai propri occhi è un'emozione difficile da descrivere.
Giulio è rimasto a guardarli con gli occhi spalancati, poi è corso ad abbracciarli senza la minima esitazione.
Sono quei momenti che durano pochi secondi, ma che finiscono tra i ricordi più belli della giornata.
Ed è proprio questo che Leolandia sa fare bene: trasformare personaggi visti ogni giorno in televisione in incontri che i bambini ricorderanno a lungo.
Quando siamo andati a Leolandia, Laura era incinta di Cecilia.
Prima di partire ci eravamo chiesti se sarebbe stata una giornata troppo faticosa.
In realtà non è stato così.
Naturalmente alcune attrazioni sono sconsigliate in gravidanza, ma il parco offre tantissime alternative: spettacoli, aree verdi, passeggiate, giostre più tranquille e tanti spazi dove fermarsi a riposare.
Non abbiamo mai avuto la sensazione di dover rinunciare alla giornata.
Anzi, proprio perché Leolandia è pensata per famiglie con bambini piccoli, anche chi accompagna vive il parco con ritmi molto più rilassati rispetto ai grandi parchi divertimento.
Quando siamo usciti dal parco, durante il viaggio di ritorno verso casa, ci siamo detti una cosa molto semplice.
"L'anno prossimo ci torniamo."
Nel frattempo la nostra famiglia è cambiata.
Cecilia è nata, Giulio è cresciuto e le sue passioni sono cambiate insieme a lui.
Per questo abbiamo deciso di tornare a Leolandia: volevamo capire se le emozioni della prima visita sarebbero state le stesse anche un anno dopo, con una famiglia completamente diversa.
E la risposta è arrivata dopo pochissimi minuti.
Non era cambiato Leolandia.
Era cambiato Giulio.
L'anno scorso aveva tre anni e molte attrazioni poteva solo guardarle da lontano.
Quest'anno, superata la soglia dei 105 centimetri, il parco sembrava quasi un posto completamente diverso.
All'improvviso quasi tutte le giostre che sognava di fare erano diventate accessibili, naturalmente accompagnato da un adulto.
È incredibile quanto possano cambiare le cose in appena dodici mesi.
Un anno dopo siamo tornati nello stesso posto.
Ma il protagonista della giornata era cresciuto parecchio.
Se c'è una cosa che ci sentiamo davvero di dire a chi sta organizzando una visita, è questa.
I 105 centimetri rappresentano quasi uno spartiacque.
Sotto questa altezza i bambini trovano comunque tante attrazioni adatte a loro, ma una volta superata quella soglia il numero di giostre disponibili aumenta tantissimo.
Ed è proprio quello che abbiamo visto con Giulio.
Quest'anno ha voluto provare praticamente tutto quello che poteva.
E, sorpresa delle sorprese, le sue attrazioni preferite non sono state quelle tranquille.
Si è innamorato del Reversum, del Calcinculo e soprattutto dei Tronchi.
Appena il Reversum si è fermato mi ha guardato e, ancora prima che si aprissero le protezioni, aveva già deciso:
"La rifacciamo?"
Confesso una cosa.
Prima di partire ero molto più preoccupato io di quanto lo fosse Giulio.
Alcune giostre, viste da fuori, sembravano decisamente movimentate per un bambino di quattro anni.
Invece è successo il contrario.
Dopo i primi secondi di sorpresa lo vedevo ridere durante il percorso.
A quel punto mi sono rilassato anch'io.
E da lì in avanti è stato lui a trascinarmi verso la giostra successiva.
Anche Cecilia ha vissuto la giornata a modo suo.
Era la sua prima volta a Leolandia.
Non rideva alle giostre. Non applaudiva. Osservava.
Dal marsupio girava continuamente la testa da una parte all'altra, come se volesse capire ogni rumore, ogni colore e ogni movimento del parco.
Ha fatto il trenino e la giostra dei cavalli, ha dormito tranquilla tra un'attrazione e l'altra e ci ha sorpresi per quanto sia stata serena durante tutta la giornata.
Chissà cosa avrà pensato vedendo tutto quel mondo colorato intorno a lei.
Per Cecilia era tutto nuovo. Più che divertirsi, sembrava voler osservare ogni cosa.
Tornare nello stesso posto dopo un anno ci ha fatto notare dettagli che alla prima visita erano passati quasi inosservati.
Abbiamo trovato molti gruppi estivi e oratori, quindi il parco era decisamente più vivace rispetto all'anno precedente.
Senza quella presenza probabilmente la giornata sarebbe stata molto tranquilla.
Nonostante questo, le code sono rimaste sempre più che accettabili.
Il vero limite, piuttosto, è stato il caldo.
Fino all'ora di pranzo si stava ancora bene grazie al cielo leggermente coperto.
Dopo le due del pomeriggio, invece, il sole si è fatto sentire davvero.
Ed è anche per questo che confermiamo la scelta di arrivare all'apertura e ripartire nel primo pomeriggio.
Oppure, in piena estate, valutare l'alternativa opposta: entrare nel pomeriggio e fermarsi fino alla chiusura.
Anche nelle giornate più affollate il parco resta godibile con un po' di organizzazione.
Dopo questa seconda esperienza ci sentiamo di dare qualche consiglio semplice.
Arrivate all'apertura oppure valutate l'ingresso nel tardo pomeriggio nelle giornate molto calde.
Portate pranzo al sacco e almeno una bottiglia d'acqua (all'interno i prezzi sono piuttosto alti).
Se prevedete di fare i Tronchi o le aree acquatiche, il costume è comodo ma non indispensabile.
Se vostro figlio è vicino ai 105 cm, aspettare qualche mese può cambiare completamente l'esperienza.
Anche con molti gruppi estivi il parco resta vivibile.
Non abbiate fretta di fare tutto: Leolandia dà il meglio quando si seguono i tempi dei bambini.
Leolandia non è un parco da "consumare" il più velocemente possibile. È un posto da vivere con calma, seguendo i tempi dei più piccoli.
Dopo essere tornati una seconda volta, la nostra risposta è ancora più convinta.
Sì.
Non perché sia il parco divertimenti più grande d'Italia o quello con le attrazioni più adrenaliniche, ma perché pochi luoghi riescono a far sentire davvero protagonisti i bambini, rispettando i loro tempi e la loro voglia di scoprire.
La cosa che ci ha colpito di più è stata accorgerci di quanto la stessa giornata possa cambiare nel giro di un solo anno.
L'anno scorso Giulio osservava molte attrazioni con curiosità.
Quest'anno, superati i 105 centimetri, le ha affrontate quasi tutte con un entusiasmo contagioso.
E vedere il suo sorriso ogni volta che scendeva dal Reversum o dai Tronchi è probabilmente il ricordo che porteremo a casa più di ogni altro.
Anche Cecilia, pur essendo ancora piccolissima, ha vissuto la sua prima Leolandia a modo suo: osservando ogni dettaglio dal marsupio e lasciandosi incuriosire da un mondo completamente nuovo.
Per questo siamo convinti che Leolandia sia uno di quei posti che vale la pena riscoprire mentre i figli crescono.
Perché il parco resta lo stesso.
Sono i bambini a cambiare.
E, insieme a loro, cambiano anche gli occhi con cui noi genitori viviamo ogni giornata.
Una giornata a Leolandia è perfetta da sola, ma può diventare anche l'occasione per scoprire altri angoli della Lombardia.
Noi, ad esempio, l'abbiamo abbinata a una visita tra i vicoli di Mantova e Borghetto sul Mincio, trasformando un semplice giorno al parco in un piccolo weekend in famiglia.
👉 Leggi il nostro itinerario tra Mantova e Borghetto sul Mincio